“Voglio Giustizia. Per Aldro. Per Patrizia. Per il padre di Aldro. Per il fratello di Aldro. Per gli amici e le amiche di Aldro. Per me. Per i miei figli. Per la mia città.”

di Delfina Tromboni

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E’ con grande dolore che scrivo queste righe.

Ieri, 27 marzo 2013, la mia città, Ferrara, è stata “macchiata” da un episodio di gravità inaudita. Un gruppuscolo di uomini di un sindacato di polizia con un parlamentare europeo  – tutti funzionari pubblici, dunque, che dovrebbero avere a cuore come prima cosa l’onore della loro funzione e di questo martoriato Paese – ha manifestato in Piazza Municipale – il cuore della città – sotto le finestre della Sede comunale e dell’ufficio in cui lavora Patrizia, la mamma di “Aldro” – solidarizzando con gli agenti condannati per aver causato la morte del ragazzo, diciottenne appena, esile e riccioluto, dopo averlo fermato lungo la strada del ritorno a casa.

Patrizia, impietrita, è scesa in Piazza con la fotografia del suo ragazzo in un lago di sangue e ha pianto di nuovo tutto il suo dolore. Il Sindaco della città, facendo onore a tutti e tutte noi, è sceso, da solo, nella piazza, ha cercato di convincere i manifestanti ad allontanarsi da un luogo così delicato, ed ha fronteggiato il parlamentare europeo, che aggressivamente presidiava il manipolo di agenti.

Mi sono vergognata di poter essere accomunata, solo perchè ferrarese, ai manifestanti.

Mi sono sentita orgoglioso del nostro rappresentante civico e della mia città, che subito ha indetto per venerdì, nella medesima piazza, dalle 18 in poi, un presidio di solidarietà alla mamma e al papà di Aldro.

Patrizia lavora, come me, come dipendente comunale.

Non voglio mai più vederla piangere per un simile, vile, atto provocatorio, al limite con lo squadrismo.

Ferrara è una città civile.

Quando Aldro fu ucciso, scrissi una lettera che Patrizia pubblicò anche sul suo blog, in cui chiedevo che le forze dell’ordine fossero professionalmente messe in grado di contenere senza rischio nè per sè nè per il fermato, un eventuale cittadino che desse – come loro sostenevano – in escandescenze.

E’ possibile farlo.

Di questo dovrebbe occuparsi lo Stato, di questo dovrebbero preoccuparsi gli agenti che sono in prima linea nelle strade.

Non ce l’ho con gli agenti che fanno il loro dovere.

Ce l’ho con chi si ritiene autorizzato a provocare qualunque danno, fino alla morte, su persone ritenute “colpevoli” di qualche cosa.

Di cosa era colpevole Aldro?

Di star tornando a casa sua dopo essere stato, come tutti i giovani, da qualche parte con gli amici?

Non voglio più farmi queste domande, non voglio più avere queste paure.

Ho due figli che hanno più o meno l’età che avrebbe Aldro oggi.

Li voglio al sicuro, nella mia città civile e ovunque in questo niostro Paese, voglio che possano guardare ad agenti in servizio con fiducia, sapendo che sono lì per proteggerli.

Voglio che quando succedono fatti terribili come quelli che hanno portato alla morte di Aldro, la società tutta si mobiliti per trovare altre strade, le strade giuste perchè fatti del genere non abbiano a ripetersi.

E voglio che la giustizia sia uguale per tutti.

Anche per gli agenti che causano la morte di un ragazzo di diciotto anni in una normale notte ferrarese.

Voglio Giustizia. Per Aldro. Per Patrizia. Per il padre di Aldro. Per il fratello di Aldro. Per gli amici e le amiche di Aldro. Per me. Per i miei figli. Per la mia città.

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