“È necessario evitare l’aggressione imperialista contro la Siria”

Pubblichiamo l’articolo della compagna Socorro Gomes,  Presidente del Consiglio mondiale della pace e del Centro brasiliano di solidarietà con i popoli e lotta per la pace, scritto per il portale Cebrapaz, riguardante le minacce di aggressione contro il popolo siriano e l’uso costante della disinformazione ad opera degli Stati Uniti e dei grandi mass media. Ne esce confermata la necessità di costruire una immediata mobilitazione di solidarietà con il popolo siriano e una rete internazionale di informazione solidale, di resistenza e di lotta.

a cura di Milena Fiore

 

La Siria, con oltre diecimila anni di civiltà, culla dell’alfabeto più antico, con la sua capitale Damasco, una delle più antiche città del mondo, sta per essere attaccata militarmente dalla potenza bellica più potente, micidiale e senza scrupoli che l’umanità abbia mai conosciuto.

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Per più di due anni, gli Stati Uniti, il Regno Unito, la Francia, il regime sionista di Israele, le monarchie reazionarie del Medio Oriente e la Turchia hanno sostenuto con armi e denaro i mercenari, terroristi che sotto l’appellativo di ribelli hanno reso le strade e le città siriane uno scenario di distruzione e di morte. Ospedali, scuole, quartieri residenziali, chiese, moschee, infrastrutture statali, sono stati attaccati sistematicamente per creare caos e terrore tra la popolazione.

La sopravvivenza del governo di Bashar Al Assad, che ha innegabilmente ha contato sul sostegno e l’unità della maggioranza assoluta del popolo siriano contro questa potente quanto nefasta coalizione, ha fatto sì che Barack Obama si mettesse sulla strada delle provocazioni e delle minacce aperte, seguendo ancora una volta i passi battuti dal suo predecessore, il rifondatore del terrorismo di Stato, l’ex presidente George W. Bush. Tutti noi ricordiamo. Quest’ultimo, nel 2003 invase l’Iraq, distrusse il paese, uccise centinaia di migliaia di iracheni, compreso il presidente Saddam Hussein, con il falso pretesto delle armi di distruzione di massa e dell’uso di armi chimiche.

Terminata la divisione del bottino, comportandosi come i capi della banda di aggressori, impadronitesi della maggior parte del petrolio iracheno, le autorità di occupazione affermarono pubblicamente, cinicamente, di non aver trovato le armi a cui avevano fatto allusione. Pur senza essere proclamato, il ridisegno del Medio Oriente ha continuato a essere perseguito, stavolta dal democratico Barack Obama, che fin dall’inizio ha affermato sulla crisi in Siria che l’uso di armi chimiche sarebbe stata una “linea rossa”.
Come in una composizione musicale, ripeteva la stessa partitura. L’allora Segretario di Stato, Hillary Clinton, ha più volte affermato che il vero obiettivo degli Stati Uniti nella crisi che coinvolge il paese arabo è la caduta del presidente Bashar Al Assad.
Ho avuto l’opportunità, come presidente del Consiglio Mondiale della Pace, di visitare la Siria più volte. Naturalmente, ogni nazione ha le proprie caratteristiche. Tuttavia, il popolo siriano, che abbraccia una grande diversità di religioni ed etnie, dimostra una forte identità nazionale. Ci sono sciiti, sunniti, alawiti, drusi e cristiani, ma la loro identità siriana è al di sopra di ogni altra. La convivenza tra le religioni è pacifica e rispettosa. Il centro di Damasco comprende, a distanza di pochi metri, chiese e moschee. L’ospitalità che ricevono i visitatori, che è anche un costume brasiliano, mi ha suscitato ammirazione e simpatia. La solidarietà della nazione siriana per il popolo palestinese e la sua solidarietà antimperialista con gli altri popoli della regione la rendono rispettata e stimata dai popoli di tutto il mondo. Tutta questa ricchezza umanistica è sotto un imminente pericolo di distruzione.

Come ha detto l’indomito presidente Hugo Chavez, non ci si può fidare nemmeno un po’ degli Stati Uniti. Anche prima che gli ispettori dell’ONU, che sono in Siria per indagare se si stiano usate armi chimiche e chi eventualmente le usi, dessero il loro parere, il Segretario di Stato di Barack Obama, John Kerry, ha già dichiarato che non vi è alcun dubbio sul fatto che il governo siriano le abbia utilizzate, nonostante non si fornisca alcuna prova di tali fatti: una chiara dimostrazione che non sono importanti i fatti, ma le versioni che sono convenienti per gli interessi della potenza imperialista. Quest’ultima, lo sappiamo tutti, ha accumulato una vasta esperienza di violazioni del diritto internazionale, avendo ripetutamente strappato la Carta dell’ONU. Gli Stati Uniti usano, oltre alle armi, i grandi mezzi di comunicazione privati per imporre i loro interessi di potenza egemonica, ormai in declino, come se coincidessero con gli interessi di tutti i paesi.
Gli Stati Uniti perseguono il “ridisegno del Medio Oriente”, per il quale fomentano e strumentalizzano i conflitti etnici e religiosi, costruiscono reti di spionaggio e di terroristi mercenari per creare caos, indebolire gli Stati nazionali e i governi, e, con l’appoggio dei grandi media, creano una rete di intrighi e di disinformazione. Gli imperialisti “creano i fatti” che giustificano l’azione “umanitaria” dei missili, dei droni e delle flotte da guerra, tutto l’apparato bellico necessario per il dominio militare e il saccheggio della ricchezza di altri paesi e il controllo delle rotte marittime. Questo è il grande interesse nazionale degli Stati Uniti: dominare le nazioni e rapinare i paesi e i popoli.
Il popolo siriano ha dimostrato grande valore e coraggio nella difesa della sua autodeterminazione, costituendo un esempio e una speranza per i popoli in lotta.
Dobbiamo intensificare i nostri sforzi a sostegno della pace e dell’opposizione alla guerra, incondizionatamente esprimere la nostra solidarietà con il popolo siriano, che deve essere manifestata ovunque attraverso denunce delle azioni di aggressori: nelle scuole, nelle università, nei luoghi di lavoro, nelle strade e nelle piazze, organizzando eventi per condannare e prevenire questo crimine contro i popoli.
Spetta a tutti i governi che sono impegnati per la sovranità delle nazioni e per la pace condannare le forze che preparano l’aggressione contro la Siria ed esigere il rispetto della Carta delle Nazioni Unite, facendo cessare le minacce di guerra contro la Repubblica araba siriana.
Per i lavoratori, il movimento sindacale, quello delle donne, quello dei giovani, per i movimenti popolari, è il momento di occupare le strade e le piazze contro questa aggressione imperialista e assumere la difesa della pace e della sovranità della Siria.

si può leggere la versione originale dell’articolo cliccando quì

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