14 DICEMBRE 2013 BOLOGNA INCONTRO COMITATO PROMOTORE ADOC

della compagna Loretta Boni

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Erano presenti per il Partito Mauro Alboresi e Manuela Palermi. Per il gruppo promotore dell’ADOC Gloria Malaspina, Marica Guazzora, Lidia Mangani, Ada Donno, Loretta Boni, Milena Fiore, Maria Carla Baroni, Lia Amato, Giulia Salmoni, Perla Giagnoni.

L’incontro è stato richiesto dalle compagne per arrivare a definire tempi, modalità organizzative e contenuti dell’ Assemblea Nazionale delle Donne Comuniste.

Mauro Alboresi: ha aperto l’incontro, precisandone il carattere politico operativo, visto che il partito tutto è tenuto a dare seguito alle decisioni prese al 7° Congresso di Chianciano, che ha approvato l’emendamento sulla questione di genere. Si tratta, ha detto Alboresi, di riparare  all’errore del 6° Congresso che aveva cassato dallo Statuto questo aspetto, e di assumere le politiche di genere nel quadro più ampio delle politiche del Partito. L’emendamento, prosegue Alboresi, non contiene quote, ma il tema della rappresentanza ai vari livelli rimane un aspetto da affrontare. La prima cosa da fare perciò è intanto la modifica statutaria. A gennaio, in occasione del probabile Comitato Centrale, potrebbe essere presentata questa scelta. Ci si informa, inoltre, che 18 gennaio ci sarà l’Assemblea degli iscritti. (Nel corso della riunione, da più parti viene sollecitata la possibilità – date le condizioni finanziarie – di utilizzare il viaggio delle compagne e dei compagni per calendarizzare congiuntamente il Comitato Centrale).

Sul ruolo, le forme e i contenuti dell’ADOC e della questione di genere nell’ambito del Partito si è aperto il dibattito.

Maria Carla Baroni la presenza delle compagne iscritte è bassa e sulla questione di genere non c’è, sia fra le compagne che fra  i compagni iscritti lo stesso pensiero e la stessa cultura. Da questo dato dobbiamo partire e fare in modo che ovunque e in ogni iniziativa compaia e sia reso evidente che il nostro Partito è un Partito di uomini e donne. Il doppio sguardo sia metodo di lavoro. Il partito deve far arrivare questa indicazione a tutti i territori. In merito alla composizione di genere degli organismi ripropone che nello statuto del partito, oltre all’indicazione dell’obbiettivo finale del 50% di donne e il 50% di uomini, sia inserita la clausola di salvaguardia contenuta nello statuto della Cgil “Nessuno dei due generi può essere rappresentato negli organismi dirigenti ed esecutivi a ogni livello in misura inferiore al 40% “, intesa solo come strumento concreto per facilitare l’ottenimento dell’obbiettivo finale. L’Adoc non deve essere un organismo del partito, per non ricadere nelle logiche selettive e gerarchiche che allontanano le donne, ma un luogo delle donne del partito e nel partito da organizzare e gestire secondo modalità che le stesse compagne interessate a farne parte si daranno autonomamente. Per la prima riunione dell’Adoc saranno fondamentali sia l’autorganizzazione delle compagne sia la collaborazione del partito a tutti i livelli, a partire dal dipartimento organizzazione nazionale. In essa occorrerà dare spazio in primo luogo alle aspettative, ai desideri e alle motivazioni delle compagne componenti, da cui trarre spunto per le modalità organizzative e per i programmi di lavoro. Occorrerà affrontare anche il problema delle compagne che non possono permettersi il viaggio a Roma”

Gloria Malaspina: meno male che cominciamo da 3. L’emendamento approvato al Congresso segna un punto fermo, ma lo Statuto non è ancora stato approvato ed è invece necessario che nel prossimo CC il sia formalizzato il reinserimento dell’Assemblea nello Statuto. In quella sede va riproposta la questione, che deve avere suoi percorsi specifici nei territori. Per quanto riguarda ADoC, è un “luogo” di organizzazione non tradizionale nel Partito, di riflessione ed elaborazione. Ma c’è una questione culturale che riguarda tutti, uomini e donne del Partito e quindi emerge come essenziale la formazione. In essa, particolare attenzione va posta alle giovani donne, per le quali l’idea di “libertà” corrisponde a maggiori spazi di espressione e di autonomia, generalmente acquisita, ma che rimane in limiti formali che non vengono percepiti come tali della propria condizione. Non percepire la formalità degli spazi/limiti implica la sottovalutazione delle discriminazioni essenziali e fa perdere di vista l’ottica di genere nelle questioni politiche. La formazione è perciò essenziale e dovrebbe essere rivolta anche agli uomini del partito. È possibile pensare a percorsi e processi di formazione nei territori: a Roma, ad esempio, il compagno Domenico Moro affronta e sviluppa la questione di genere nell’ottica marxiana della contraddizione ed è importante approfondire quest’analisi. Per quanto riguarda le questioni finanziarie e le restrizioni soggettive ed oggettive, la criticità economica del Partito può trovare nella telematica un valido strumento di superamento, pensando all’uso di skype e di liste di comunicazione, non ai social network. Ma oggi dobbiamo mettere in fila le questioni: prima di tutto lo Statuto, poi il passaggio in Comitato Centrale e poi riprendere la discussione di merito partendo dall’emendamento approvato al congresso, che comprende anche le forme e le modalità operative dell’ADoC.

Marica Guazzora:  dobbiamo fare il punto sulla situazione del partito nei territori. Ci serve una assemblea per conoscerci,  per sapere  anche  come funziona l’attività politica nelle sezioni. Ci sono ad esempio alcuni temi che interessano molto, approfondimenti su questioni  internazionali e  Costituzione. I tempi della politica insomma non sono più i tempi della Sezione del Pci. Ci si informa sul web. Le forme della comunicazione sono perciò molto importanti , in questo senso il nostro blog “DONNE IN ROSSO” deve essere considerato uno strumento del partito e inserito come link in tutti i siti  locali e nazionali.  Sulla questione del numero di donne presenti negli organismi dirigenti  deve essere tenuto presente il fatto che date  le difficoltà delle donne  per il loro doppio e triplo lavoro,  è necessario avere un numero superiore di compagne per sopperire alla assenza di quelle che,per vari motivi non  possono essere presenti a tutte le riunioni, quindi non meno donne perché non possono esserci, ma  più donne anche per questa ragione.   Il movimento dei forconi merita una riflessione, non possiamo non parlarne.  L’esperienza è stata drammatica a Torino con  il “tutto chiuso”, i blocchi stradali, l’impedimento ai commercianti di aprire i negozi, i metodi mafiosi e le squadracce fasciste, ma non è stato solo questo  perché si sono unite anche quelle realtà sociali che sono messe in ginocchio dalla crisi. Il partito deve affrontare anche sul piano pratico la questione per non farsi trovare impreparato nel proseguo di  una mobilitazione con queste caratteristiche. Proposte di inserimento negli organismi: Ada Donno, Loretta Boni,  Perla Giagnoni in Comitato Centrale  e Lidia Mangani in Direzione.

Lidia Mangani: la prima riunione del Comitato Centrale non è stata entusiasmante. Si è avvertita chiaramente l’insofferenza verso il tema “politiche di genere”. L’insofferenza è peggio del contrasto politico. Il dato positivo dell’approvazione dell’emendamento al Congresso è perciò offuscato dalla percezione netta che non c’è convinzione nel corpo del Partito rispetto a quella che invece per noi è una necessità. Che posto hanno le lotte delle donne, la questione di genere nella politica del Partito? Siamo arretrati sul piano teorico/culturale. Le nuove generazioni di comunisti e comuniste sulle tematiche di genere la pensano diversamente. Non ci interessano le quote, ma la presenza delle donne costituisce un simbolico, il simbolico rappresenta, raffigura,  rende evidente in modo diretto una realtà. Dobbiamo saper affrontare la richiesta di presenza negli organismi dirigenti con saggezza: da un lato non sottovalutare l’importanza della presenza,  dall’altro la rivendicazione del numero può diventare svalorizzante e tornarci addosso negativamente. Le domande: come portiamo le donne alla lotta contro il capitalismo e il patriarcato? Come facciamo crescere il ruolo della formazione? In questo senso la presentazione del libro di Losurdo “La lotta di classe” è un valido strumento  perché chiarisce bene l’importanza della lotta per l’emancipazione delle donne. Come stiamo nei movimenti  delle donne? L’ADOC deve essere autonoma e capace di lavorare con le donne e quindi deve essere aperta.

Ada Donno: l’insofferenza nel partito nei confronti della “questione di genere” è stata finora diffusa e avvertita a vari livelli, per questo questa riunione segna un punto di arrivo importante. Il partito prende atto di un ritardo che si propone di recuperare, che non riguarda tanto l’occuparsi delle “tematiche femminili”, quanto l’assumere quello che abbiamo definito il doppio sguardo, che comprenda il maschile e il femminile, sulle cose e sul mondo.  Non è un obiettivo semplice né di breve durata, le compagne  dell’Adoc ne sono consapevoli, per questo considerano prioritario avviare una campagna di informazione/ formazione  nel Partito, articolata nei territori. L’ADOC si propone come il luogo di elaborazione di pensiero e di pratica politica delle donne comuniste che, da una parte liberamente si relazionano fra loro nel partito, dall’altra costruiscono l’interlocuzione con il movimento femminile e femminista nel suo complesso. Quest’ultimo aspetto è molto importante e occorrerà riflettere sulle modalità: la proposta di costituire un’associazione organizzativamente autonoma delle donne comuniste che interagisca con le altre associazioni di donne, a livello nazionale ed internazionale, rimane valida e da realizzare.

Loretta Boni: il fatto che a 5 mesi dalla conclusione del Congresso questo partito non è ancora riuscito a mettere insieme una proposta di Statuto da far approvare al CC,ci dice qualcosa dello stato del Partito.  Lo statuto è la prima cosa da fare per darci forza  e dare forza all’ADOC. Vista la situazione fare una prima mappatura della situazione nei territori è cosa importante,vitale. Capire cioè quali e quante donne e quali e quante differenze ci serve per partire con il piede giusto. La prima Assemblea nazionale delle Donne comuniste deve essere preparata con questo bisogno di conoscenza. E poi i temi a noi cari: l’autodeterminazione la 194, il lavoro, il welfare, i diritti. Il partito sta preparando in alcuni territori,come nelle Marche, scuole di partito. E’ indispensabile che la formazione abbia fra gli altri  argomenti la storia e il ruolo delle donne, la nostra condizione , il femminismo come materia di preparazione  per tutto il partito, i suoi  dirigenti e quadri …Quello che si è fatto ad Ancona con l’intervento di Ada Donno su “Il confronto Lenin-Zetkin sulla questione femminile”  è stato molto apprezzato e si può replicare.

Milena Fiore:  questo incontro credo segni un momento importante. Dobbiamo superare in tempi brevi un gap che ha trovato anche noi impreparate. Abbiamo avuto un atteggiamento  superficiale nei confronti  della richiesta di inserimenti. Dobbiamo uscire dalla pigrizia prima di tutto noi, alcune compagne non usano gli strumenti già a nostra disposizione. Il blog “DONNE IN ROSSO” può essere esso stesso strumento di formazione  e il partito lo ha già notato.  Dobbiamo continuare a fare  il foglio  che può essere stampato all’occorrenza e diffuso. Servono approfondimenti per tutti gli aspetti della realtà. Dobbiamo mettere in campo una nuova idea di solidarietà di classe, contribuendo alla costruzione di una rete di associazioni e strutture di donne (anche per questo l’idea di costituirci in associazione è valida). L’ADOC invece è un luogo di confronto interno, aperto e accogliente verso tutte le compagne iscritte al partito, e l’Assemblea deve essereil momento politico. Ci serve quindi un report delle attività che ognuna di noi mette in campo nelle varie realtà. Si è interrotto un movimento di lotte operaie e delle donne. Ora  perciò il nostro impegno di riallacciarci a una grande storia di lotte è ancora più necessario. Le dimissioni di Delfina non possono essere una soluzione alle difficoltà che tutte abbiamo. Le difficoltà si possono superare insieme.

Lia Amato: per prima cosa un ringraziamento a Marica per il suo racconto sul movimento dei forconi a Torino. La esigenza è quella che ci dobbiamo muovere come partito. E la riunione di oggi serve a segnare l’importanza dello Statuto dentro il quale deve essere indicata la ricomposizione dell’assemblea operaia oltre quella delle donne. Il tema del lavoro è il tema principale per il nostro partito. Il nostro ruolo consiste nel ridare fiducia alla classe che oggi vive e subisce l’impotenza delle lotte operaie. Le quote non sono mai state rivendicate dagli operai negli organismi dirigenti. Il Partito deve rappresentare la società che è fatta di donne e di uomini.

Giulia Salomoni: iscritta dal congresso riferisce della reazione alla presentazione dell’emendamento al congresso della sezione. Sulla questione delle quote c’è stata una reazione forte. Per come è messo il partito oggi si corre il rischio di fare delle quote la questione su cui si focalizza l’attenzione  mentre non si discute del resto.

Perla Giagnoni: dobbiamo mettere in campo una nuova idea di solidarietà (che non è carità ed elemosina) e parlare di diritti. L’AdOC non è una commissione femminile né una lobby. Le questioni delle “donne” sono tutte le questioni del mondo rivisitate con un punto di vista femminile.

Manuela Palermi: suquesta questione il partito non ha una sensibilità omogenea manel partito qualcosa ècambiato. C’è un rinnovamento vero. Vedo un’ADOC  che fa tanta iniziativa politica per riacquistare quella autorità che le donne hanno avuto all’inizio del PCI quando nacque l’UDI. Il partito oggi soffre del problema economico e fare una convocazione di un CC specifico sul tema è un problema,non ci sono le condizioni, ma questo non significa che non ci sia la necessità di indurre i compagni a misurarsi con queste questioni. I compagni non sono liquidatori, ma sono sospettosi. Sulle forme dell’ADOC bisogna riflettere bene e parlare con le altre compagne, e fra i tanti impegni  dobbiamo trovare il modo di coordinarci,di darci una funzionalità, cosa non semplice. Ci sono realtà di isole felici, ma altri dove invece c’è il deserto. O si parte dalle situazioni concrete dei territori o altrimenti non ce la si fa. Quando nel nostro partito abbiamo avuto una presenza paritaria, prima del 6 Congresso,  è stato un fallimento. Perciò l’Adoc deve avere la massima apertura e flessibilità.  Sui temi uno fra tutti è quello della scuola, a come l’hanno distrutta. Durante il Congresso straordinario avevo molti forti preoccupazioni, oggi c’è un po’ più di ottimismo. Mancano i soldi però si aprono nuove Sezioni e federazioni. Perciò la strada è ancora una volta discutere coinvolgere far partecipare i compagni, capire il perchè di questa guerra di un sesso contro l’altro. La rivista è senz’altro lo strumento politico di legame con le altre, una relazione importate è quella con le donne della FIOM, loro sono capaci di dirci tante cose sulla condizione operaia. Ci sono insomma oggi nel partito le condizioni peravere entrambi gli sguardi sul mondo.

Mauro Alboresi: il saluto conclusivo è lo schema di lavoro: 1 -da domani (Direzione del partito) determiniamo le condizioni per inserire nello Statuto l’Adoc con la formulazione secca richiesta dalle compagne senza altre aggiunte. 2- la decisione sarà portata all’approvazione del primo CC utile.3 – il Partito solleciteràla  promozione dell’ADOC nei territori. 4 –  l’implementazione /integrazione negli organismi ha bisogno di una verifica degli spazi. 5 –le modalità di coinvolgimento delle altre compagne del comitato centrale rimane ancora da definire. Proviamo a vedere insieme come fare.

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