“Donne nella crisi e oltre la crisi”

Sul seminario internazionale “Donne nella crisi e oltre la crisi”che si è tenuto a Lecce l’11 e 12 ottobre 2014, organizzato dalla Rete Donne nella Crisi e dalla Casa delle Donne di Lecce

della compagna Loretta Boni

Ci sono andata. Ci sono voluta andare, nonostante tutto (in quel “tutto” ci sta quello che ognuna di noi sa, ha e si porta dietro), per un bisogno personale e politico di pensiero, parola e azione di donne contro la guerra, contro la crisi e la gestione della crisi. Negli interventi che si sono succeduti ho riconosciuto la stessa urgenza e il convegno ha risposto alle aspettative: dietro l’attacco al welfare si cela un disegno complessivo del capitalismo internazionale e la consapevolezza delle donne presenti circa la gravità di ciò che sta succedendo e di ciò che si prepara richiede, subito, la messa in atto di resistenze, conflitti e proposte. Dopo l’esperienza   per me deludente e fallita di “Se Non Ora Quando”, questa è stata una bella boccata d’aria, una ricarica.

La discussione ha nominato le questioni con il loro nome: crisi del patriarcato, crisi del capitale, crisi dell’occidente. Tutti e tre vogliono la guerra. Ci stiamo già muovendo dentro una cornice di guerra. Per l’Italia, e non solo, il capitalismo internazionale impone un paese espropriato della propria legge, una “zona affrancata” dai diritti del lavoro, uno spazio per il “libero” transito dei capitali e dei profitti delle multinazionali (come ha detto Laura Corradi dell’Università della Calabria).

Nicoletta Pirotta (Rete italiana Donne nella Crisi) e Ada Donno (Casa delle donne di Lecce) hanno coordinato la preparazione del seminario legando il pensiero e l’azione. Le donne sono oggetto della crisi, ma anche soggetto consapevole e motore di cambiamento non solo per le donne, ma per tutti. Già all’inizio del seminario è apparso chiaro il nesso fra il carattere di classe e il carattere femminista delle battaglie che si stanno sviluppando ovunque in Europa e nel mondo, contro l’austerità, contro la privatizzazione dei servizi, contro il taglio dei diritti. La concretezza e la necessità di agire hanno caratterizzato tutto il seminario. Ho trovato le radici di un femminismo che non abbandona l’impegno politico, ma anzi ne esalta l’orizzonte incastrando e saldando le battaglie di opposizione e di resistenza con gli obiettivi rivoluzionari delle donne, l’autodeterminazione, il valore del lavoro di cura produttivo e riproduttivo, i progetti di inclusione e i percorsi di costruzione di una società di pace, di giustizia sociale e di buon vivere.

Un impegno concreto che le donne presenti al seminario hanno preso riguarda il trattato contro il Transatlantic Trade and Investment Partnership (T-TIP). Come altri trattati analoghi (CETA/TISA), il T-TIP va collocato dentro il quadro geopolitico di crisi atlantica e occidentale e in contrapposizione alle forze emergenti di paesi, come quelli dell’America Latina e BRICS, che rivendicano la propria indipendenza economica e politica, e rappresenta la strategia del capitalismo finanziario occidentale per risolvere la propria crisi di sovrapproduzione. Il TTIP è un trattato “secretato” persino ai parlamentari europei, come ci hanno spiegato Monica Di Sisto, in collegamento via Skype, e l’europarlamentare Eleonora Forenza della Lista Tsipras, e di fatto cancellerà le normative dei Governi che lo hanno sottoscritto per lasciare mano libera alle Multinazionali in tema di privatizzazione dei servizi chiave, di sicurezza alimentare e ambientale, di sfruttamento delle risorse naturali. Per le donne un pericolo da combattere. Diverse associazioni di donne, fra cui la WILPF, hanno già aderito alla campagna STOP TTIP.

Spero nella pubblicazione degli interventi, ma voglio sottolineare l’importanza dei contributi delle compagne europee Sonia Mitralia (Grecia), Monica Karbowska (Polonia), Heidi Meinzolt (Germania), Tatiana Kurtiqi (Albania). Fra le donne che pure pagano un prezzo altissimo al sistema patriarcale/capitalista in termini di precariato immigrazione e prostituzione,   ve ne sono ancora troppe che si adeguano e accettano i valori del patriarcato. Ma pur nel diverso grado di consapevolezza e con le specificità dei singoli paesi, le donne si mettono insieme e lottano per opporsi al ritorno indietro, all’oscurantismo del patriarcato, alla guerra, alla distruzione del welfare. Il tema della violenza sulle donne, della mercificazione del corpo della donna, della recrudescenza dello stupro e della prostituzione è il dato che conferma l’attacco specifico alle donne. Per questo la battaglia e la vittoria delle donne spagnole per la libertà e l’autodeterminazione “YODECIDO” contro la legge antiaborto di Rajoy è stata una lotta e una vittoria di tutte le donne; ci riproveranno ancora e dobbiamo essere preparate e determinate a difendere la nostra autodeterminazione. Ma abbiamo bisogno di più forza e di una comunicazione semplice, ma precisa, di creatività e coraggio. Violenza e paura sono utilizzati sempre di più come strumenti di controllo, dunque più visibile, più concreta più larga deve essere la nostra azione.

Ma la crisi ha due segni: il dolore e il cambiamento…il dolore lo conosciamo, il cambiamento lo stiamo preparando.

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per leggere il documento conclusivo del seminario clicca qui.

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