“e” barra “i”: una proposta alternativa

presidenta

Pubblichiamo alcune riflessioni del compagno Vittorio Bongiorno inviateci in occasione dell’8 marzo a proposito del non neutralità del linguaggio e per un progresso e una evoluzione anche sul piano linguistico. Cogliamo l’occasione per segnalare l’importante legge varata nel Brasile di Dilma Rousseff che riguarda proprio queste problematiche. La legge è la n° 12.605, del 3 Aprile 2012: “Determina o emprego obrigatório da flexão de gênero para nomear profissão ou grau em diplomas.” (M. F.)

Care Compagne, cari Compagni, care Amiche, cari Amici, mi rivolgo a quelle persone sensibili alla questione del  riequilibrio dei poteri fra i generi maschili e femminili nella lingua e che spesso si trovano a districarsi fra ”cara/caro” ed “e” barra “i”.

Una semplice regola di tipo meccanico non è realistica, in quanto, mentre dire o scrivere ”care amiche e cari amici” avvicina la pluralità dei soggetti in maniera più personale e aggiunge qualità alla relazione, lo scegliere “soldatessa” e “avvocatessa” maschera spesso superiori astuzie linguistiche connotando sostantivi e aggettivi di sottili coloriture riduttive e peggiorative, a volte anche ironiche e beffarde.

Per non parlare di toni e argomentazioni nobili, intrise, a chi ben osservi, di quella condiscendenza ispiratrice del popolo dei ”io‑non‑sono‑razzista”.

Merita onore la perseveranza di chi sceglie “la ministra” e “la deputata” rispettando la carica e il genere, mentre per le forme plurali l’esercizio assume accenti acrobatici, quando diremmo coerentemente che “la Camera delle Deputate e dei Deputati ha approvato …ecc”, per eludere le regole grammaticali che vogliono il plurale dei generi misti al maschile.

La mia proposta comporta il riconoscimento della dignità della parola “Persona” rispetto a “donne e uomini”. La parola “Persona” è di genere femminile e restituisce all’uomo la sua qualità femminile.

Da ora in poi scriverò e dirò “la Camera delle Persone deputate” e delle “Persone ministre” contribuendo, nel mio piccolo, attraverso la prassi, di fatto, a un cambiamento culturale in cui sostantivi , aggettivi e participi sostantivati siano ispirati alle Persone e non a chi, il potere, o se lo prende o lo eredita dalla storia .

Dirò “avvocata” ma non dirò “soldatessa” perché tendo a un mondo in cui non ci sono nè “soldate”, nè tantomeno soldati, nè cosiddetti marò oF35.

8 marzo 2015, Vittorio Bongiorno (federazione PCd’I Napoli)

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