I Gruppi di Difesa della Donna e per l’Assistenza ai combattenti per la libertà (GDD)

Con questo articolo di Marica Guazzora diamo inizio alla pubblicazione di una pagina web, Donne nella Resistenza, che si arricchirà di articoli, contributi e audiovisivi. Chi volesse contribuirvi può scrivere a milenafiore.ma@gmail.com. Buona Resistenza a tutte!

partigiane

Tanto gli uomini sono pieni di loro, tanto le donne preferiscono tacere” (Cornelia Benissone nome di battaglia Vittoria)

Ricerca a cura di Marica Guazzora

I GDD nacquero nel novembre del ’43 su iniziativa del Partito Comunista Italiano che si dimostrava più attento e sensibile alla questione femminile degli altri partiti, anche se, con il tempo, si formarono sezioni femminili anche all’interno di tutti gli altri partiti. Le donne che operavano nelle strutture femminili durante la Resistenza erano moltissime, legate e dipendenti dalle formazioni politiche, ma i GDD spiccavano per l’importanza che avrebbero ricoperto all’interneo della lotta di Liberazione. Nonostante l’iniziativa originaria fosse del Pci furono essenzialmente una organizzazione di massa a carattere pluralistico e, nelle intenzioni, autonomi nella organizzazione e nelle decisioni.

All’inizio i GDD furono visti con sospetto e diffidenza poiché si trattava di un organismo fondato sull’identità sessuale e proponeva una individuazione della donna come entità specifica e in qualche modo separata. Quindi perché declinare una battaglia al femminile e non una unica battaglia che riuniva uomini e donne per gli stessi scopi?

I GDD erano principalmente strutturati in nuclei, ciascuno composto da 5 donne, i collegamenti di ogni nucleo erano affidati ad una sola, ciò permetteva di mantenere una certa organizzazione e soprattutto una certa sicurezza. La propaganda di questi gruppi era rivolta inizialmente alle madri di famiglia per poi passare attraverso le lavoratrici ad una dimensione prettamente politica. L’obiettivo dei GDD era quello di organizzare la resistenza antifascista in tutti i luoghi: scuole, fabbriche, uffici e si deve a questi gruppi sia l’organizzazione degli scioperi delle grandi fabbriche del nord dove erano impiegate moltissime lavoratrici che le manifestazioni di donne contro le deportazioni e a favore dei prigionieri catturati da fascisti e tedeschi.

I GDD si occupavano essenzialmente della propaganda clandestina, dell’attività di staffetta, di “assistenza ai partigiani”come veniva chiamata, anche se il termine assistenza era davvero riduttivo considerata la pericolosità di certe azioni.

Fu proprio attraverso questa organizzazione che le donne iniziarono a parlare di emancipazione, a riattivare una pratica politica tra donne, ad intravedere un diverso futuro dopo la Liberazione. Donne che il fascismo aveva relegato ad una miserevole dimensione quotidiana scoprirono invece attraverso la militanza nei GDD un diverso protagonismo.

Di fronte alle aspettative che si erano create quindi fu grande la delusione delle donne dopo la Liberazione, poiché sapevano di avervi contribuito in maniera non secondaria. Queste donne che avevano combattuto, sia come staffette che come organizzatrici, nella Resistenza si videro messe da parte nella ricostruzione. All’indomani della Liberazione vennero ricacciate nello spazio consueto del privato, in nome di un pregiudizio maschile uscito intatto dalla Resistenza. In particolare la figura della staffetta non ebbe l’importanza e il rilievo che avrebbe meritato. Fu spesso considerata una funzione secondaria o di semplice strumento mentre svolgeva un’ opera essenziale rischiando quanto tutti gli altri.

Le donne, emarginate, si videro ancora una volta negata la loro capacità politica e organizzativa. E se è vero che ottennero quasi subito il diritto di voto è anche vero che il loro posto all’interno delle istituzioni fu davvero inferiore al contributo dato nella lotta.

Le donne nella Resistenza non sono state valorizzate, ma penso che sia dipeso un pochino anche da noi. Gli uomini quasi sempre si sono fatti avanti, mentre noi ci siamo tenute un po’ rinchiuse” (Anna Cinanni)

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