Cile: finalmente in discussione una legge sull’interruzione di gravidanza

di Giulia Salomoni

Il 5 Agosto 2015, dopo aver ascoltato medici, psicologi e associazioni, la commissione salute della Camera dei Deputati del parlamento cileno ha approvato una mozione che autorizza il parlamento a legiferare sul tema dell’aborto (8 voti a favore, 5 contrari). Le due aule di Camera e Senato cominceranno quindi a votare un progetto di legge presentato in gennaio dal governo della presidente socialista Michelle Bachelet, che consente l’aborto in tre casi: quando è in pericolo la vita della madre, quando il feto è malformato e quando la gravidanza è frutto di una violenza sessuale. La proposta faceva parte del programma della Bachelet già dalla campagna elettorale del 2013.

Il partito socialista della presidente ha la maggioranza in parlamento, ma il tema è molto delicato e il risultato del voto non è scontato, in particolare per l’avversione della Chiesa cattolica che potrebbe influenzare anche esponenti della maggioranza.

Dalle fila del Partito Comunista si sono espresse nettamente a favore già negli anni scorsi le parlamentari ed ex leader del movimento studentesco, Karol Cariola e Camilla Vallejo.

Dagli ultimi mesi della dittatura di Pinochet (1989) in Cile l’aborto è proibito e può essere punito con pene che vanno dai 3 ai 5 anni di carcere. Nessuna motivazione, per quanto grave, può consentire alla donna di accedere a una interruzione di gravidanza legale. Il risultato di questa legislazione è che nel paese si praticano circa 70mila aborti illegali all’anno, secondo il rapporto sui diritti umani che l’università Diego Portales di Santiago ha preparato nel 2013.

Il paese ha permesso il divorzio solo nel 2004 e all’inizio di quest’anno sono state riconosciute le unioni civili per le coppie omosessuali. Tuttavia, in materia di aborto, il Cile rimane uno dei sette paesi dell’America Latina che ne limita l’accesso completamente, insieme a El Salvador, Repubblica Dominicana, Nicaragua, Honduras, Haiti e Suriname.

Il tema non è discusso solo in Cile. In maggio il parlamento peruviano ha rigettato una proposta per legalizzare l’interruzione di gravidanza dovuta a violenze sessuali e la questione è stata al centro del dibattito anche in Paraguay, dove all’inizio di maggio è stata negata la possibilità di abortire a una ragazzina di dieci anni, che sarebbe stata violentata dal patrigno.

Manifestazione contro la penalizzazione dell’aborto nel 2013

Manifestazione contro la penalizzazione dell’aborto nel 2013

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