La mentalità patriarcale e la complicità fra il governo turco e l’Isis è il segno più atroce del femminicidio.

Su indicazione della compagna Giulia Salomoni, aderiamo con piena commozione all’accorato appello dei movimenti delle donne curde in Europa e delle associazioni che chiedono giustizia per la brutale uccisione di Ekin Van, militante del Pkk (Partito comunista curdo), per mano della polizia turca, responsabile di sempre crescenti arresti ed esecuzioni sommarie di civili curdi.
La Turchia, come hanno sottolineato le avvocate del gruppo genere e famiglia dell’Associazione Giuristi democratici, oltretutto fa parte del Consiglio d’Europa, per cui​ ha dovuto ratificare la CEDU (Convenzione europea dei diritti dell’uomo), ​la CEDAW (La Convenzione per l’eliminazione di tutte le forme di discriminazione contro le donne) e la Convenzione di Istanbul (La Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta alla violenza contro le donne e la violenza domestica). In dispregio a queste Convenzioni lo Stato turco ha torturato la combattente curda esponendo a mo’ di terribile simbolo il corpo nudo e martoriato di Ekin Van nel centro della città di Varto; una pratica barbara che sta colpendo molte donne curde. Inoltre sta proseguendo i bombardamenti e le azioni squadriste nelle città curde, che ogni notte provocano uccisioni tra i civili e rendono invivibili queste terre.

Nell’aderire all’appello delle donne curde, sollecitiamo a nostra volta un’azione concreta sul piano nazionale ed europeo da parte di tutte le organizzazioni femminili e delle forze democratiche, a partire da quelle presenti nelle istituzioni rappresentative a tutti i livelli, e quindi anche del Parlamento europeo, affinché questa barbarie cessi immediatamente.

Milena Fiore

Ekin Van

La mentalità patriarcale e la complicità fra AKP [Adalet ve Kalkınma Partisi, Partito per la Giustizia e lo Sviluppo, partito islamico-conservatore turco, attualmente al governo] e Daesh [Isis] è il segno più atroce del femminicidio.

Il movimento delle donne curde in Europa TJKE e la rappresentanza internazionale del movimento delle donne curde, l’ufficio delle donne curde per la pace CENI, la fondazione internazionale delle donne libere, la casa delle donne Utamara, la fondazione Roj women, la fondazione Helin, e tutte le assemblee popolari delle donne curde in Europa condannano fermamente l’esecuzione di Kevser Elturk (Ekin Van), combattente delle YJA STAR [le forze di difesa del Pkk, Partito comunista curdo], torturata e uccisa dai militari turchi ed esposta nuda in modo disumano nel centro della città di Varto nel Kurdistan turco. L’onta e il disonore di questo gesto resterà scritto nella storia.

Nel nome del regno del sultanato, la mentalità dell’AKP rigetta l’umanità sulla via della morte, continuando a percorrere la via della guerra, con il solo scopo di demoralizzare la resistenza delle donne curde. Keveser Elturk è il simbolo della resistenza delle donne curde. Come donne curde e del mondo chiediamo giustizia per questo gesto orribile. In tutte le guerre conosciute nella storia del mondo, le donne sono state utilizzate come bottino di guerra. Oggi in Irak le donne continuano ad essere vendute nei mercati della schiavitù sessuale. L’immagine delle donne curde trainate a terra dai carri armati turchi e i loro corpi esposti nudi nei media sono ancora attuali.

La mentalità conservatrice e patriarcale non sopporta l’ideologia della liberazione delle donne, che appartiene ai valori dell’umanità. Le atrocità inflitte a Keveser Elturk sono la rappresentazione della mentalità maschile degli anni ’90 che si ripropone oggi. L’etica del disonore si concretizza con la complicità fra AKP e Daesh. La cultura dello stupro che ha messo in atto il femminicidio di Ekin Van è la conseguenza della continua guerra nei confronti del diritto alla legittima difesa delle donne curde, oggi simbolo della resistenza delle donne di tutto il mondo. Come movimento delle donne curde e associazioni di donne curde ci uniamo e sosteniamo questo appello del KJA [Congresso delle donne libere], e denunciamo questa politica incosciente e disumana portata avanti dalla polizia dell’AKP contro le donne. Di conseguenza resistiamo contro la mentalità dell’AKP, come i combattenti delle YPG [Unità di difesa popolari] hanno sconfitto il califfato di Daesh.

Lanciamo un appello all’opinione pubblica, alle organizzazioni dei diritti umani, alle femministe, a tutte le associazioni sensibili a questa situazione a essere solidali con la nostra causa e a unirsi nella lotta contro questa guerra e il femminicidio messo in atto dall’AKP.

Riscriviamo la storia, costruiamo insieme il confederalismo democratico, rafforziamo la nostra autodifesa contro la mentalità patriarcale.

Parigi 19/08/2015

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