“Stop trading people for profit”

da un post della compagna Ada Donno
Il Forum APWLD (Asia Pacific on Women Laws and Development) che ha lanciato la campagna contro il TPP è una rete di 180 organizzazioni femministe operante in 25 paesi dell’area Trans-Pacifico, con statuto consultivo presso il Consiglio Economico e Sociale delle Nazioni Unite. Da 25 anni svolge la sua azione per l’emancipazione e per il diritto delle donne a utilizzare la legge come strumento di cambiamento per l’uguaglianza, la giustizia, la pace e lo sviluppo.

Contemporaneamente al TTIP (l’accordo Trans-Atlantico sul libero scambio fra Europa e Usa), un altro vincolante accordo sul “libero commercio” si sta negoziando a porte chiuse, il TPP (Trans-Pacific Partnership) tra le grandi multinazionali e 12 paesi che si affacciano sull’Oceano Pacifico: Usa, Canada, Messico, Perù, Cile, Nuova Zelanda, Australia, Giappone, Vietnam, Brunei, Malesia, Singapore.
Come per il TTIP, anche la negoziazione di questo regime giuridico transnazionale sta avvenendo a porte chiuse: da cinque anni a oggi, i parlamenti, la società civile, i media e il pubblico in generale dei paesi coinvolti sono stati esclusi dal processo negoziale. Solo 600 consulenti aziendali statunitensi e un giro ristretto di funzionari dei paesi partecipanti hanno accesso ai testi negoziati, che saranno resi pubblici solo dopo 4 anni che il TPP diverrà effettivo, sottomettendo le comunità più vulnerabili alla volontà delle più forti, con scarsa o nessuna conoscenza di ciò che hanno di fronte.
“Il poco che si sa del TPP – denunciano in una nota di protesta le donne del Forum dell’Asia Pacific on Women and Development (rete di 180 organizzazioni femministe che da 25 anni operano nell’area del Pacifico, con statuto consultivo presso il Consiglio Economico e Sociale delle Nazioni Unite) – viene da documenti trapelati ed è inquietante: tale accordo istituzionalizzerà le disuguaglianze, lederà duramente i diritti e le libertà delle popolazioni, rafforzerà i privilegi corporativi delle multinazionali a scapito dell’interesse pubblico di popoli e paesi coinvolti”.
Peraltro, la maggior parte delle regole in discussione hanno poco a che fare col “libero commercio”: piuttosto, serviranno a consentire ai paesi ricchi e alle grandi corporations di scavalcare i confini nazionali e imporre norme e costrizioni su un vasto raggio di politiche non commerciali, dall’ambiente alle telecomunicazioni, ai visti, al lavoro e alla proprietà intellettuale. Ogni governo firmatario sarà tenuto a conformare le proprie politiche nazionali ai termini della Trans-Pacific Partnership e le regole potranno essere modificate solo se tutte le parti saranno d’accordo. In tal modo il TPP imporrà limiti permanenti alle politiche degli stati e si tradurrà in una lampante aggressione delle multinazionali alla sovranità nazionale e alla democrazia.

“Una delle parti più preoccupanti del TPP – spiegano le donne del Forum APWLD – è il potere che esso dà all’azienda di citare in giudizio, grazie alla clausola ISDR (sulla risoluzione delle controversie con lo Stato investitore), i governi firmatari in tribunali speciali per farsi risarcire qualora approvassero leggi di interesse pubblico che potrebbero danneggiare i profitti delle imprese”.
L’ISDR opera al di fuori del diritto nazionale e attraverso tribunali speciali dove avvocati aziendali fungono da giudici, senza alcun obbligo di rendere pubbliche le decisioni o di ammettere osservatori, né è previsto alcun meccanismo di ricorso.
Che cosa accadrebbe in regime di TPP?
I governi nazionali sarebbero vulnerabili a reclami e azioni legali delle imprese che chiedessero risarcimenti qualora le leggi su lavoro, salute, uso del suolo e leggi urbanistiche riducessero i profitti attesi.
Le corporations potrebbero farsi le proprie leggi ambientali autoregolate da sovrapporre a regole e politiche ambientali nazionali.
I cittadini dei paesi firmatari avrebbero un accesso limitato ai farmaci generici per il cancro, HIV / AIDS e altre forme di assistenza medica. Nuovi poteri sarebbero dati alle grandi aziende farmaceutiche di estendere i monopoli dei brevetti, controllare i prezzi dei medicinali, tenere l’esclusività dei dati su farmaci salvavita.
Sarebbe il paradiso degli speculatori. Vincerebbe la deregolamentazione finanziaria; potrebbero essere revocati divieti e limitazioni sui prodotti e servizi finanziari a rischio; potrebbero essere vietate le tasse sulle attività speculative e si impedirebbe qualsiasi iniziativa volta a responsabilizzare le aziende.
Potrebbero essere vietate le regole sugli organismi geneticamente modificati, sull’etichettatura e sul contenuto dei prodotti; si potrebbero obbligare i provider di servizi Internet a regolare e controllare le attività degli utenti. La condivisione dei dati su piccola scala potrebbe essere trattata e multata allo stesso modo delle violazioni del copyright su larga scala.

L’impatto più negativo sulla vita delle donne
Il TPP è contro il diritto al lavoro dignitoso e salario decente.
Gli accordi di libero scambio finora non hanno fatto che spingere verso il basso salari e condizioni lavorative e favorire le economie orientate all’esportazione, piuttosto che quelle orientate al mercato interno. E spesso le economie orientate all’esportazione sfruttano la manodopera a basso costo degli immigrati e delle donne.
Quasi due terzi delle donne nell’area Asia-Pacifico sono impiegate in “occupazioni vulnerabili” prive delle tutele elementari, di prestazioni assistenziali e condizioni di lavoro dignitose. Il TPP richiederebbe l’abolizione di qualsiasi preferenza per l’occupazione locale, pretenderebbe «misure speciali temporanee” per i gruppi sociali emarginati e potrebbe significare la fine di imprese statali che privilegiano l’occupazione rispetto al profitto. Potrebbe aggirare le disposizioni dei contratti collettivi di lavoro che obbligano al rispetto delle normative nazionali.

Il TPP è contro il diritto alla salute. Quando l’assistenza sanitaria è costosa, le donne soffrono di più. Troppo spesso se le famiglie hanno entrate limitate, ne risulta sacrificata la salute delle donne. Il TPP garantirebbe alle compagnie farmaceutiche sfrenati privilegi rispetto alla medicina di base e all’assistenza medica. Una recente decisione della Corte federale degli Usa ha confermato che una società privata può brevettare un gene che è legato al cancro al seno. Ciò può significare che il test per il cancro al seno diventa inaccessibile per la maggior parte delle donne, per la durata ventennale del brevetto o ancora di più, se passa la proposta del governo degli Stati Uniti di incrementare i diritti di brevetto, compresi i test diagnostici, in regime TPP.

Il TPP è contro il diritto alla sana alimentazione
Le donne costituiscono la maggioranza dell’agricoltura di sussistenza della regione. Un numero crescente di prove dimostra che il controllo delle donne sulla terra arabile porta a risultati di sviluppo maggiori per le famiglie e le comunità, diminuzione della malnutrizione, aumento della sovranità alimentare e pratiche agricole più sostenibili. Tuttavia, la Trans-Pacific Partnership concede diritti alle corporazioni ad acquistare terreni, risorse naturali, e fabbriche e sfida le leggi di pianificazione sfida e ambientali rivolte a frenare lo sviluppo distorto. Gli accordi di libero scambio colpiscono l’agricoltura di sussistenza a favore dell’agro-business spingendo gli agricoltori a produrre per esso. Il TPP limita anche le imprese statali, promuove la privatizzazione, riduce le tariffe e promuove la deregolamentazione. E’ stato dimostrato che la privatizzazione di sanità, istruzione, acqua, energia e servizi pubblici producono gli effetti più negativi sulle donne.

“L’ipocrisia imperante sul TPP a livello globale è sconcertante” concludono le donne del Forum APWLD. “Mentre la comunità internazionale tenta di creare un nuovo piano per lo sviluppo sostenibile, la Trans-Pacific Partnership garantisce segretamente disuguaglianze e sfruttamento. Qualunque progresso abbiamo realizzato per lo sviluppo sostenibile, sarà sostituito dal TPP nei paesi firmatari.
Ciò di cui abbiamo bisogno è una nuova architettura globale che privilegi le persone rispetto al profitto. Stanno crescendo i movimenti popolari e delle comunità, dalla Malesia, agli Stati Uniti al Giappone, contro il TPP. Siamo di fronte a una crisi comune di crescenti disuguaglianze di fronte ad una crisi ambientale senza precedenti. Abbiamo l’opportunità di tracciare un nuovo corso che la stragrande maggioranza di questo mondo vuole, un corso di equità globale, di sostenibilità ecologica, di giustizia sociale, di godimento dei diritti umani e dignità per tutti. Chiediamo di porre fine all’accordo di partenariato Trans-Pacifico, abbiamo bisogno di un contesto volto a ridurre le disparità di ricchezze, poteri e risorse tra i paesi, tra ricchi e poveri e tra uomini e donne, invece che aumentarli”.

"Stop trading people for profit"

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