No alla manipolazione dei media mainstream su guerra e terrorismo!

No alla manipolazione dei media mainstream su guerra e terrorismo!

di Milena Fiore 

Nei giorni scorsi, mentre l’inno francese risuonava in ogni manifestazione pubblica e su tutti i media, Facebook, oltre a dare ai suoi utenti la possibilità di inserire nel proprio profilo lo sfondo tricolore della bandiera francese, ha creato l’applicazione “safety check”, che consente agli utenti stessi di rassicurare parenti e amici sulla propria incolumità in caso di attentati  terroristici.  Come rileva l’articolo del Fatto quotidiano sull’attentato in Nigeria del 17 novembre di cui invece quasi nessuno ha parlato, queste misure prese da Facebook e da altri social network sono scattate solo dopo la strage di Parigi.

Senza voler minimamente sminuire la gravità di quell’atto criminale, salta però agli occhi la logica dei due pesi e delle due misure usata dai media mainstream nell’orientare non solo l’informazione, ma anche i sentimenti collettivi, l’indignazione e le conseguenti prese di posizione politiche a livello di massa, affermando un punto di vista nettamente occidentalista (per parafrasare Edward Said) su fenomeni che invece hanno una portata globale, tra i quali lo stesso terrorismo internazionale.

Come documenta il Global Terrorism Index, rapporto annuale dell’Università del Maryland, infatti, nel 2014 gli atti di terrorismo hanno colpito in massima parte il Medio Oriente, il subcontinente indiano e sopratutto l’Africa; le vittime si sono concentrate al 78% fra Iraq e Afghanistan (i due paesi che, rispettivamente, dopo il crollo dell’Urss e dopo l’11 settembre, furono devastati dalle guerre degli Usa, i quali detengono tuttora il controllo di parte di quei territori), oltre che in Nigeria, Pakistan e Siria, e in altri Paesi come la Somalia, l’Ucraina, lo Yemen, la Repubblica Centroafricana, il Sud Sudan e il Camerun. Molto spesso le donne sono il principale obiettivo di questi attacchi e le prime vittime degli integralisti e dei fascisti; e non a caso sono molte le donne come le compagne curde che resistono e si organizzano per contrastare questa nuova barbarie.

In Ucraina il terrorismo dei filonazisti è stato addirittura apertamente sostenuto da importanti leader occidentali, e stragi criminali come il rogo della casa dei sindacati di Odessa sono state del tutto ignorate; lo Yemen, afflitto da una gravissima guerra civile, è bombardato dall’Arabia Saudita fuori da ogni norma del diritto internazionale e con le forniture belliche di vari paesi occidentali tra cui – come denuncia la Rete per il disarmo – la stessa Italia. Su questo punto peraltro i media del nostro paese sono piuttosto silenziosi, così come lo sono stati sulle esercitazioni di guerra della Nato “Trident” svoltesi nelle settimane scorse nel Mediterraneo: una acquiescenza condivisa col nostro governo.

Tornando alla dimensione globale del fenomeno terroristico, anche il Libano continua a essere oggetto di pesanti ingerenze straniere che usano anche i gruppi terroristici, e proprio due giorni prima degli attentati di Parigi un’altra strage aveva colpito il “Paese dei cedri”. Prima ancora vi era stato l’abbattimento dell’aereo russo, apertamente rivendicato dall’Isis; ma l’inno russo non era risuonato in nessuna manifestazione né la bandiera russa era stata apposta come sfondo dei profili facebook (solo un giovane compagno ha avuto l’idea di realizzare un logo che, con lo sfondo del tricolore russo rappresenta il simbolo della pace con la forma dell’aereo abbattuto). Proprio di due giorni fa infine il gravissimo attentato in Mali che è costato la vita a decine di persone inermi e inconsapevoli, anche qui nella totale indifferenza dei media mainstream.

Un caso particolare è poi quello dei Territori occupati palestinesi dove la repressione e il terrorismo di Stato operano quotidianamente, nell’indifferenza del mondo. All’indomani degli attacchi di Parigi il governo israeliano ha chiesto solidarietà verso il suo paese, esigendo da tutti gli arabi la presa di distanza da una volontà di distruggere lo Stato di Israele che di fatto è affermata solo da piccole minoranze: una pretesa che non si accompagna ad alcuna rinuncia a usare la violenza feroce contro il popolo palestinese, e alla quale però i giornalisti di tutto il mondo si sono prontamente allineati, chiedendo cinicamente agli stupefatti arabi intervistati di dissociarsi da non si sa bene che cosa.

Non parliamo poi della disinformazione diffusa a piene mani a proposito dell’America Latina: gli stessi media che avevano definito “dittatore” un presidente umanista come Chavez più volte democraticamente eletto, hanno poi manipolato le guarimbas, ossia le rivolte a sostegno dei tentativi di colpo di stato contro il governo legittimo, fatte anche da azioni armate di gruppi paramilitari e presentate invece come manifestazioni democratiche represse dall'”autoritario” Maduro, oggetto anche di altre campagne diffamatorie, tacendo invece di omicidi mirati a danno di esponenti delle forze bolivariane come quello del giovane deputato Roberto Serra. Così come avevano taciuto nel caso dei 5 agenti dell’antiterrorismo cubano che nel corso delle loro indagini sui gruppi terroristi operanti a Miami erano stati arrestati ingiustamente e a lungo detenuti nelle carceri Usa.

In questo atteggiamento dei grandi media non è difficile scorgere la volontà di manipolare e strumentalizzare l’informazione, ma anche un sottile razzismo culturale per il quale l’Occidente è il centro del mondo e solo quello che capita qui è davvero importante: una concezione arretrata nel mondo globale di oggi, che certamente non aiuta a capire un fenomeno complesso e drammatico come quello del terrorismo internazionale e dei suoi burattinai, che invece richiederebbe ben altro tipo di informazione.

Anche rispetto alla Siria l’atteggiamento dei capi di stato occidentali è stato a dir poco irresponsabile e i grandi media sono stati succubi di questa linea, mirante innanzitutto a destituire il presidente Assad. Se la priorità è distruggere l’Isis, che Assad da anni combatte con decisione, non si capiscono (o meglio si capiscono fin troppo bene) i continui richiami di Obama, Hollande, ecc. alla necessità di sostituire il presidente siriano, nè si capisce con quale diritto i governanti occidentali continuino le loro ingerenze negli assetti politici di paesi sovrani.

Laddove invece i media e i social network vengono usati per svolgere un effettivo ruolo informativo, come è accaduto nella Turchia di Erdogan, dove le voci critiche che avevano diffuso le immagini degli attentati, probabilmente ascrivibili a una nuova strategia della tensione, sono state messe a tacere.

Anche per questo è importante difendere l’autonomia di media indipendenti e equilibrati come la tv libanese Al Mayadeen, non a caso a rischio di chiusura a causa delle pressioni saudite e a sostegno della quale è stato promosso anche in Italia un appello-petizione, oggi più che mai da sostenere.

Ma più in generale appare fondamentale, in questa fase così drammatica e irta di pericoli, rafforzare i legami internazionali tra le forze e i movimenti democratici e progressisti di tutto il mondo per contrastare la tendenza già in atto a una terza guerra mondiale combattuta a pezzi, denunciata autorevolmente da Papa Francesco. Come nei momenti migliori della nostra storia, i comunisti e le comuniste devono essere promotori in prima persona della costruzione di questo fronte ampio in difesa della pace e del progresso dei popoli, contro l’imperialismo, e la barbarie del terrorismo e della guerra.

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