Una grande notizia per le donne cilene

E’ di questi giorni la notizia dell’approvazione da parte della Camera dei deputati cilena di un disegno di legge che depenalizza l’aborto. A 27 anni dalla legge fortemente punitiva dell’interruzione di gravidanza voluta da Pinochet, si tratta di una prima importante vittoria delle donne cilene. Su tale evento pubblichiamo un commento della compagna Ada Donno e il video dell’intervento alla Camera della deputata comunista. (M. F.)
Il disegno di legge che depenalizza parzialmente l’aborto è stato approvato per ora dalla Camera dei deputati cilena. Non si tratta di una depenalizzazione totale, ma della possibilità di interrompere la gravidanza legalmente e in sicurezza in alcuni casi codificati. Secondo la nuova legge, nei seguenti casi: se le donne sono vittime di stupri, se la gravidanza le mette  in pericolo di vita, o in caso di grave malformazione del feto. Prima che il ddl diventi legge, deve passare anche al Senato, ma già con il voto della Camera è stato fatto un significativo passo avanti nella tutela dei diritti umani delle donne cilene. Il Cile è uno dei pochi paesi dell’America Latina in cui l’aborto è considerato reato senza alcuna eccezione. Al momento, chiunque provochi un aborto, sia la donna in stato di gravidanza, o il medico, o chiunque altro, va incontro a una pena fino a cinque anni di carcere. Centosessantasei donne sono state processate in Cile per crimini connessi al reato di aborto tra il 2010 e il 2013.
La penalizzazione dell’aborto ha avuto conseguenze devastanti per la salute delle donne cilene: secondo cifre ufficiali fornite dallo stesso governo, più di metà delle 54 donne morte nel 2012 per complicazioni nella gravidanza sarebbero sopravvissute se avessero potuto ricorrere all’aborto legale. Tra il 2001 e il 2012, più di 390mila donne e ragazze sono finite in ospedale a causa di complicazioni legate a pratiche abortive. La nuova legge – se non debellerà del tutto questa piaga – ridurrà il ricorso all’aborto clandestino e molte donne e ragazze eviteranno di mettere a rischio la propria vita.
La legislazione cilena ferocemente restrittiva era da anni sotto pressione, sia dei movimenti delle donne, sia degli organismi internazionali sui diritti umani. Come possiamo immaginare – ricordiamo tutte ciò che accadde in Italia intorno al 1980 in una situazione che ha molte similitudini con quella cilena di oggi – il percorso legislativo del ddl  è stato accompagnato da una furiosa polemica antiabortista da parte delle forze sociali più retrive. Ora la parola è al Senato. Ma già quella di ieri è una grande notizia per le donne cilene.

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