Donne nella Resistenza

Pubblichiamo questa pagina dedicata all’impegno delle donne contro il fascismo e il nazismo e nella lotta di Liberazione: un impegno politico e morale che andava di pari passo con la loro crescita civile e con una profonda presa di coscienza femminile. Questo è uno spazio aperto alle compagne che in questa giornata sentono l’esigenza di esprimere la loro volontà di libertà e di ricordo inviando riflessioni, contributi creativi o segnalazioni.

Milena Fiore (milenafiore.ma@gmail.com)

“La guerra non ha un volto di donna: l’epopea delle donne sovietiche nella seconda guerra mondiale”

Da una segnalazione della compagna Maria Carla Baroni della Federazione PCdI di Milano.
“Carissime compagne
ho appena finito di leggere un libro straordinario, anche se straziante nel contenuto, che a mio parere bisogna assolutamente conoscere: “La guerra non ha un volto di donna: l’epopea delle donne sovietiche nella seconda guerra mondiale” di Svetlana Aleksievic, premio Nobel per la letteratura 2015.
Nessuno/a sapeva, a proposito della storia sempre scritta da uomini, che parteciparono alla seconda guerra mondiale quasi un milione di donne, quasi sempre volontarie, spessissimo dai 16 ai 20 anni al momento di andare al fronte, non solo come infermiere, chirurghe, radiotelegrafiste, cuciniere e lavandaie ( in quel contesto anche questi compiti erano eroici) ma anche come soldate di fanteria, addette alla contraerea, capostazione antiaerea, carriste, geniere sminatrici, aviatrici, titarici scelte, anche come ufficiali.
Le cose che mi hanno colpito sono troppe e non ho tempo di indicarle: comunque ognuna potrà fare le sue considerazioni da sola.” (Maria Carla Baroni)

Per approfondire sul ruolo delle donne combattenti sovietiche cliccare qui

La guerra non ha un volto di donna

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70° della Liberazione: i disegni di Anarkikka

Da una segnalazione della compagna Teresa Pezzi

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25 aprile Anarkikka

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25 Aprile: una nota della compagna Nunzia Augeri

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In margine alla manifestazione del 25 aprile a Milano.

La manifestazione era grandiosa. Ufficialmente polizia e giornali hanno parlato di 50.000 partecipanti, mentre il Presidente dell’ANPI Smuraglia avanza la cifra di 200.000 partecipanti. Certo è che il corteo è partito alle 14.30 da Porta Venezia, e a Piazza del Duomo gli ultimi arrivi sono stati alle 18.30. Una folla enorme, pari a quella del 1993, ma per fortuna senza la pioggia di allora e con tanta allegria, tanti giovani che danzavano e “Bella ciao” sulla bocca di tutti.

C’eravamo anche noi, con il nostro striscione, e dietro – per una volta ci siamo riusciti – un buon gruppo di compagni con le bandiere al vento. Eravamo abituati a sfilare il 25 aprile fra l’indifferenza, la sorpresa, qualche cenno di compatimento, alcuni pochi sorrisi e saluti cordiali.

Ma quest’anno è stato diverso. Se me lo avessero raccontato non ci avrei creduto.

La stragrande maggioranza delle persone che faceva ala al corteo salutava con entusiasmo, sorridendo e molti con il pugno alzato. Noi poi avevamo anche il furgoncino che sparava, a un volume quasi doloroso per orecchie non abituate alla discoteca, non solo le solite canzoni partigiane, ma anche due che nessuno aveva: Bandiera rossa e l’inno nazionale dell’Unione Sovietica. In particolare l’inno, alto e solenne, quasi religioso, è stato suonato nei luoghi topici: arrivando a piazza San Babila, e poi a Piazza del Duomo.

Ebbene, non lo crederete, ma abbiamo visto delle persone con le lacrime agli occhi.

Che cosa c’era dietro a quelle lacrime? Non tutti erano così anziani da poterle interpretare come una nostalgia della loro giovinezza. Che cosa ha fatto fiorire le lacrime agli occhi di persone fra i 40 e i 50 anni? Forse la nostalgia di certezze che non ci sono più? Forse il rimpianto di speranze perdute? Forse la malinconia di un presente così grigio?

Non lo so. Quello che mi pare di capire è che oggi c’è bisogno di un partito comunista come del pane.

Nunzia Augeri

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70° della Liberazione.

Le Repubbliche partigiane e le zone libere

Pubblichiamo un contributo della compagna Nunzia Augeri, tratto da un suo libro “L’estate della libertà. Repubbliche partigiane e zone libere” (Carocci, 2014). All’interno del testo un paragrafo di grande interesse riguarda il ruolo delle donne.

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Le ricerche storico-documentarie, avviate negli ultimi anni, hanno messo in luce il fenomeno delle zone libere e/o repubbliche partigiane, e consentono di affermare che esse hanno rappresentato – per il loro numero, l’ampiezza territoriale, l’entità della popolazione interessata – un evento significativo che non può essere considerato solo un fatto marginale nella storia della Resistenza e dell’Italia, anche se la pesante situazione militare dell’autunno-inverno 1944 concesse solo una breve vita a queste esperienze di democrazia in fieri.

Il processo democratico delle zone libere ha interessato decine di piccole città, paesi e borghi, e all’incirca mezzo milione di persone, stando ai dati dell’ultimo censimento effettuato prima della guerra, nel 1936. Se i dati statistici relativi alla popolazione si possono ritenere eccessivi, considerando che gli uomini giovani erano stati in gran parte richiamati sotto le armi e dispersi su tutti i fronti di guerra, dalla Russia all’Africa, per molte zone vale la pena rammentare che le popolazioni locali erano state rafforzate da flussi di cittadini sfollati dalle grandi città per fuggire i bombardamenti.

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Toponomastica femminile

Da una segnalazione della compagna Ketty Bertuccelli

Partigiane in città

In occasione del 25 aprile raccogliamo in un unico documento i nomi e le storie di tutte le donne che hanno collaborato con le brigate partigiane come combattenti, staffette o appoggi logistici e che si sono distinte come antifasciste o vittime della II guerra mondiale a cui siano state dedicati luoghi pubblici nei comuni finora esaminati.
Il progetto Partigiane in città sarà aggiornato a seguito dei lavori del gruppo.

Continua a leggere…

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Letture sulle donne nella Resistenza

Segnalazioni a cura di Maria Carla Baroni
“In guerra senza armi. Storie di donne 1940-1945”
di Anna Bravo e Anna Maria Bruzzone, Laterza  2000
“Io, partigiana” 
di Lidia Menapace  Manni 2014
“La resistenza delle donne 1943-1945”  
Giorgio Vecchio (a cura di)
Ambrosianeum (fondazione culturale milanese di cattolici progressisti), 2010
“L’estate della libertà. Repubbliche partigiane e zone libere”    
di Nunzia Augeri, Carocci ed. 2014
“L’altra metà della Resistenza” 
AA. VV., Mazzotta ed.

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“Donne in guerra”, una rubrica di memoria di “Noi donne”

“Bisognava rendere difficile la vita ai tedeschi e per farlo occorrevano strumenti di comunicazione, volantini, ma anche il giornale, Noi Donne, che faceva da megafono a tutte le manifestazioni, alle lotte e agli appelli.” 

Marisa Rodano

Noi donne era la rivista delle donne comuniste che odiavano il fascismo. Stampato per la prima volta nel 1937 a Parigi e sotto la direzione di Marina Sereni, fu – come ricorda Nadia Spano, dirigente del Pci e dell’Udi – “espressione del movimento femminile antifascista nell’Italia occupata dai tedeschi come organo dei Gruppi di Difesa della donna (GDD), nell’Italia liberata come espressione del movimento che darà vita all’UDI.”

Le donne coinvolte nella Resistenza furono 35mila combattenti, quasi 5mila arrestate, torturate e condannate, oltre 3mila deportate. Le donne attive nei Gruppi di difesa della donna furono 40.000.
Riprendiamo dall’archivio di Noidonne, con una selezione a cura di Silvia Vaccaro, alcuni articoli pubblicati nei primi numeri della rivista quando uscì dalla clandestinità.

M. F.

06328

Il nostro compito”, articolo pubblicato sul primo numero ufficiale di Noi donne, del luglio 1944, a Napoli per iniziativa di Nadia Spano e sotto la direzione di Laura Bracco.

“Le ragazze nei G.A.P.”, articolo pubblicato nel secondo numero di Noi donne, dell’agosto 1944.

Eroiche nella lotta, tenaci nella ricostruzione.”, pubblicato nel terzo numero di Noi donne, nell’agosto del 1944. 

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Manuela Palermi: “Renzi piccona la Costituzione, ricatta ed abusa dei suoi poteri”

Pubblichiamo una nota della compagna Manuela Palermi, presidente del Comitato centrale del PCdI. Nel 70° della Liberazione, mentre il Parlamento cambia la Costituzione, dopo aver intonato “Bella ciao”, la crisi della nostra democrazia sembra giunta a un passaggio molto pericoloso. La nota della compagna Palermi si aggiunge alle voci di tanti autorevoli intellettuali e sinceri democratici che in questi giorni si sono levate come altrettanti segnali d’allarme. (M. F.)

25 aprile

Alla vigilia del 25 aprile, a 70 anni dalla Liberazione dal fascismo, il presidente del Consiglio ha apertamente picconato in diretta tv la Costituzione. Ha informato il Paese che il governo cadrà se non sarà approvato l’Italicum ricattando pesantemente il Parlamento ed il suo stesso partito. Allontanando dieci parlamentari del Pd dalla Commissione affari costituzionali, ha apertamente violato una norma della Costituzione che è un caposaldo di democrazia. Renzi ricatta ed abusa dei suoi poteri in nome di una legge elettorale, l’Italicum, che è anticostituzionale tanto se non di più del Porcellum.

Manuela Palermi, presidente del Comitato centrale del PCdI

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25 Aprile, una riflessione di Luciana Castellina

Luciana copy

“Noi siamo stati una generazione molto privilegiata perché il 25 si schiudeva un mondo che non conoscevamo, che era diverso, ma che eravamo anche sicuri di poter rendere meraviglioso”

Luciana Castellina

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Un ricordo di Maddalena “Lenuccia” Cerasuolo

In occasione del 70° della Liberazione la compagna Lydia Mastrantuoni ci ha inviato un breve ricordo della partigiana comunista napoletana Maddalena “Lenuccia” Cerasuolo. Anche al sud sono state tante le donne impegnate in prima fila nella lotta contro il fascismo, dalla ribellione delle operaie tessili del cotonificio meridionale di Napoli nel 1931  alla rivolta contro il regime a Monteleone di Puglia nel 1942.
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Maddalena Cerasuolo, nelle 4 Giornate di Napoli non esitò, giovanissima, ad imbracciare il fucile e a sparare contro i tedeschi che si apprestavano a far saltare il ponte della Sanità (oggi ufficialmente intestato a lei dal Comune di Napoli).
In un foglio del 4 ottobre 1943 intitolato “La barricata”, nel resoconto della prima delle 4 giornate, 28 settembre 1943, sono riportate queste parole: “Lenuccia, una giovanetta del popolo, Maddalena Cerasuolo, si prodigava recando cestini di bombe a mano dalla locale stazione dei carabinieri.”
La storia di questa donna rappresenta una testimonianza esemplare di antifascismo militante in un quartiere operaio dove lo strazio, la paura, la fame, il senso d’abbandono venivano mitigati da alte qualità umane.
La vita di Lenuccia è stata narrata dalla figlia Gaetana Morgese nel libro “La guerra di mamma” ediz. Massaeditore stampato nel 2010.
Buona Liberazione, viva la Resistenza!
Lydia Mastrantuoni
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“L’importanza della memoria (il mio 25 aprile)”

di Sofia Tiberi

Vorrei cercare di spiegarvi cosa rappresenti per me il 25 aprile e per quale motivo all’età di 19 anni io abbia avuto interesse nel rendermi partecipe della nascita di una sede ANPI.

In molte famiglie italiane c’è la tradizione di fare il Presepe l’8 Dicembre, di non mangiare carne prima di Pasqua; nella mia famiglia è tradizione andare ad Orvieto il 29 Marzo, per la commemorazione dei Sette Martiri2. Comincio a spiegarmi da qui poiché il mio bisnonno, Ulderico Stornelli era uno di questi uomini, uno di questi partigiani, che hanno portato avanti le loro convinzioni nonostante tutto, nonostante le rappresaglie fasciste, nonostante corressero il rischio di essere scoperti, di essere trovati mentre si rifugiavano lontani da casa loro, a volte anche dalle loro famiglie. Dopo anni da incubo, in cui le squadre fasciste entravano nelle loro case anche nel pieno della notte cercando bandiere rosse; dopo anni di torti subiti per le idee politiche; il 29 Marzo del 1944 seduti sulle loro stesse bare Ulderico Stornelli, Alberto Poggiani, Raimondo Lanari, Amore Rufini, Raimondo Gugliotta, Dilio Rossi, Federico Cialfi andavano incontro alla morte. In una lettera che Ulderico lasciò alla moglie scrive: “Non vergognatevi di me, mi sparano al petto e non alle spalle; non sono una spia né un traditore, siate liberi come lo sono sempre stato io.”

Fino alla fine, anche mentre scavavano con le proprie mani le fosse in cui sapevano sarebbero stati sotterrati i loro corpi senza vita, questi uomini non si sono mai piegati, non si sono mai fatti corrompere o comprare; e questa è una cosa che mi affascina tutt’oggi, come quando ho sentito questa storia per la prima volta, più o meno all’età di 8 anni.

Io credo che se oggi c’è ancora chi si definisce fascista può e deve esserci chi si definisce ANTIFASCITA, perché al di là dell’orientamento politico si deve conoscere il male che il fascismo ha portato e che purtroppo continua ad influenzare anche la nostra generazione.

Alla luce di tutto questo, credo che sia non importante ma fondamentale che ci sia una sede ANPI proprio in zone come questa; per far capire a coloro che si definiscono “i fascisti nel nostro secolo” pensando di poter agire indisturbati che si sbagliano, che c’è qualcuno che non gliela darà vinta, che c’è qualcuno che non li lascerà fare, che c’è ancora qualcuno che non è disposto a piegarsi, che c’è ancora qualcuno che non si farà corrompere o comprare.

continua a leggere…

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Bella ciao!

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La Federazione democratica internazionale delle donne celebra a Mosca i 70 dalla vittoria sul nazifascismo

Fdim Mosca

Appunti per una storia della Fdim-Widf di Yolanda Ferrer Gomez, Federazione delle Donne Cubane

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Ada Gobetti

Diario partigiano – Memoradio del 14/04/2015

Ada Gobetti

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Camilla Ravera

da “L’opposizione al Fascismo” di Ermanno Olmi (1974)

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Libere di essere (R)esistenti. Le donne dei Gruppi di Difesa e Luisa Balboni

La presenza delle donne nell’antifascismo e nella lotta di Liberazione in Emilia Romagna Universalità e attualità di quegli ideali nella società moderna. 

Da una segnalazione di Delfina Tromboni

Delfina 2

Delfina

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Le donne nella Resistenza

da Noi, voi, loro donna – con Rossana Rossanda e Camilla Ravera del 1978

Camilla

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I gruppi di difesa della donna contro la guerra

raccontati da Dianella Gagliani (Wikiradio del 16/04/2015)

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La Donna Nella Resistenza

un film di Liliana Cavani, 47′, Italia, 1965

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Le donne partigiane

di Nori Brambilla Pesce

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“La lotta antifascista, la guerra di Liberazione infatti videro la partecipazione delle donne italiane come fenomeno di massa, non più limitata a ristrette elites. Operaie, impiegate, intellettuali, contadine, casalinghe, artigiane infermiere, donne medico, studentesse, cuoche. Furono tante, anche se di poche di loro si parla nei libri si storia.”

Nori Brambilla Pesce

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I Gruppi di Difesa della Donna e per l’Assistenza ai combattenti per la libertà (GDD)

di Marica Guazzora

partigiane

Tanto gli uomini sono pieni di loro, tanto le donne preferiscono tacere”

Cornelia Benissone nome di battaglia Vittoria

One thought on “Donne nella Resistenza

  1. Pingback: I Gruppi di Difesa della Donna e per l’Assistenza ai combattenti per la libertà (GDD) | Donne in rosso

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